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La Blockchain, perché è così importante

Sono sempre più numerose le giovani realtà del fintech, e non solo, che usano la “catena dei blocchi”, tecnologia alla base dei Bitcoin: un sistema peer-to-peer che consente lo scambio e la distribuzione sicura di qualsiasi genere di dati. Banche a assicurazioni dovranno fronteggiare la disruption

Dal momento in cui è apparsa la Blockchain ha subito sollevato una doppia reazione: da una parte coloro che leggevano questa intuizione in diretta relazione con il lavoro di Satoshi Nakamoto che nell’ottobre 2008 pubblicò un documento che proponeva il bitcoin come digital currency. Nakamoto diede seguito a questo documento con la release del primo software per bitcoin nel gennaio del 2009.

Accanto alla visione che porta ad associare la Blockchian alle cryptocurrency bitcoin c’è quella che invece invita ad alzare lo sguardo a tantissime altre applicazioni, senza porsi nessun tipo di limitazione. In entrambi i basi si può e si deve dire che la Blockchain non deve essere vista come una “soluzione tecnologica” bensì come un nuovo approccio, decentralizzato, al concetto di trust, di fiducia.

Una visione opposta se si vuole a quella che tradizionalmente contraddistingue la logica di verifica e di controllo in tantissime attività umane a partire da quelle finanziarie ed economiche, dove una “unità” centrale affidabile e certificata si occupa di verificare e autorizzare le operazioni o le transazioni. Con la Blockchain questa verifica e questa autorizzazione non è in un “centro” ma è appunto decentralizzata presso tutti coloro che entrano nella “catena” con il ruolo di “Blocchi” o Nodi. E’ un nuovo concetto di trust.

Per spiegare la Blockchain occorre riuscire a spiegare l’evoluzione del significato e del concetto di Fiducia, di Trust nel corso del tempo. Ovvero degli strumenti, tecnologici e organizzativi che permettono di rappresentarla e di realizzarla.

Per alcuni è la Blockchain è la nuova generazione di Internet, o meglio ancora è la Nuova Internet. Per maggior precisione si ritiene che possa rappresentare una sorta di Internet delle Transazioni e per coloro che guardano oltre al concetto di transazione può rappresentare la Internet del Valore. Per altri è la rappresentazione digitale di quattro concetti molto chiari e forti: decentralizzazione, trasparenza, sicurezza e immutabilità.Per altri ancora, come accennato, è la chiara declinazione in digitale di un nuovo concetto di Trust. E per queste ragioni alcuni ritengono che la Blockchain possa assumere anche un valore quasi “politico“, ovvero come piattaforma che consente lo sviluppo e la concretizzazione di una nuova forma di democrazia, realmente decentralizzata e realmente in grado di garantire a tutti la possibilità di verificare, di “controllare”, di disporre di una totale trasparenza, di dare vita ad archivi immutabili e condivisi e dunque per questo inalterabiliimmodificabili e dunque immuni da corruzione.

Per un certo periodo la Blockchain è stata confusa, o meglio identificata con la Bitcoin, ovvero con una declinazione della Blockchain e in particolare a quella che sta alla base della digital currency o criptomoneta bitcoin. Forse per quest’ultima ragione la Blockchain appare spesso associata a un concetto di monetica, di digital currency e di payment. In realtà, come vedremo, la Blockchain può essere utilizzata anche come piattaforma di payment o come strumento per creare delle digital currency a partire dall’esempio appunto più conosciuto rappresentato dal bitcoin, ma non è necessariamente limitata a questo campo di applicazione.

 Che cos’è la Blockchain?

Vediamo concretamente in cosa consiste la Blockchain. La blockchain è un protocollo di comunicazione, che identifica una tecnologia basata sulla logica del database distribuito (un database in cui i dati non sono memorizzati su un solo computer ma su più macchine collegate tra loro, chiamate nodi).

La Blockchain è una base di dati fatta di blocchi che memorizzano blocchi di transazioni valide recenti correlate da un marcatore temporale (timestamp). Ogni blocco include l’hash (una funzione algoritmica informatica non invertibile che mappa una stringa di lunghezza arbitraria in una stringa di lunghezza predefinita) del blocco precedente, collegando i blocchi insieme. I blocchi collegati formano una catena, con ogni blocco addizionale che rinforza quelli precedenti.

La Blockchain è anche un registro pubblico e condiviso costituito da una serie di client. La Blockchain è organizzata per aggiornarsi automaticamente su ciascuno dei client che partecipano al network. Ogni operazione effettuata deve essere confermata automaticamente da tutti i singoli nodi attraverso software di crittografia, che verificano un pacchetto di dati definiti a chiave privata o seme, che viene utilizzato per firmare le transazioni. Garantendo l’identità digitale di chi le ha autorizzate.

Come detto, la Blockchain è un database (base dati) distribuito. Quindi, per capire bene cos’è la Blockchain, è necessario capire meglio cos’è un database distribuito (che, come è facile intuire dal nome, è una base di dati distribuita, ovvero condivisa tra più computer, chiamati nodi, connessi alla rete)

Cos’è un database distribuito

Un database distribuito è un database che non si trova fisicamente solo su un server (computer), ma che invece si trova su più computer nello stesso momento. Ad esempio, può trovarsi su tutti i computer che sono connessi alla rete. In questo modo l’informazione è reperibile in maniera molto rapida, in quanto la potenza di calcolo sfrutta la potenza di tutti i computer connessi.

Ci sono fondamentalmente due processi che permettono ai database distribuiti di funzionare correttamente, e di non perdere dati per strada. Questi processi sono:

– Replica del database: ovvero un software è incaricato di analizzare il database per identificare cambiamenti. Una volta identificati questi cambiamenti, il software fa in modo che questi cambiamenti vengano replicati e che tutti i database siano identici.

– Duplicazione: è un processo che assicura che tutti i database abbiano gli stessi dati. In pratica identifica un database master, che poi duplica su tutti gli altri database, in modo da renderli uguali. Gli utenti possono modificare soltanto il database master, garantendo che i dati locali non vengano sovrascritti erroneamente.

La blockchain è in pratica una implementazione del database distribuito. Diventata famosa per via dei Bitcoin, la blockchain è in sostanza un database distribuito, dove vengono registrati una serie di record, chiamati blocchi.

Che cosa sono le Distributed Ledger Technology – DLT?

Il Ledger è il “Libro Mastro“, ovvero la base fondamentale della contabilità. I Ledger fanno poi riferimento a degli Archivi, ovvero a una serie di dati che permettono di definire delle regole di analisi, di controllo, di verifica ad esempio delle transazioni commerciali di una azienda o degli atti di una Pubblica Amministrazione.

Sino all’avvento dell’informatizzazione i Ledger sono stati interpretati con la logica centralizzata che caratterizzava la carta. C’era qualcuno che si occupava del data entry di dati che nascevano come analogici, c’era qualcuno che gestiva i sistemi e c’era qualcuno che, centralmente, gestiva le estrazioni dei dati o la loro elaborazione.

Nella prima fase dell’informatizzazione la digitalizzazione non ha cambiato in realtà i processi, li ha resi più efficienti nel rispetto di un processo analogico: ha velocizzato alcuni passaggi e ha semplificato determinati controlli e verifiche. Ma il dato ha continuato ad essere concepito come analogico e gestito con un paradigma di tipo analogico, anche se con strumenti digitali. Basti pensare alla “ferrea” logica che impone per la stragrande maggioranza dei documenti che punteggiano la nostra vita personale e professionale alla necessità di una firma cartacea e di un controllo “fisico” e personale da parte di amministrazioni o di imprese.

Dai Ledger ai Distributed Ledger grazie alla Blockchain

Con l’avvento della Blockchain i primi Digital Ledger possono vedere una accelerazione grazie alla contemporanea disponibilità di due fattori abilitanti: la criptografia e lo sviluppo di algoritmi di controllo e verifica dei dati che aprono le porte a quelli che diventano i Distributed Ledgers Technology.

Con i Distributed Ledgers Technology si entra nell’ambito dei Database Distribuiti, ovvero di Ledgers (Libri Mastro) che possono essere aggiornatigestiticontrollati e coordinati non più solo a livello centrale, ma in modo distribuito, da parte di tutti gli attori.

I presupposti per i Distributed Ledgers Technology sono nella creazione di grandi network costituiti da una serie di partecipanti e ciascun partecipante è chiamato a gestire un nodo di questa rete. Ciascun nodo è autorizzato ad aggiornare i Distributed Ledgers in modo indipendente dagli altri ma sotto il controllo consensuale degli altri nodi.

Gli aggiornamenti o records non sono più gestiti, come accadeva tradizionalmente, sotto il controllo rigoroso di una autorità centrale, ma sono invece creati e caricati da ciascun nodo in modo appunto indipendente. In questo modo ogni partecipante è in grado di processare e controllare ogni transazione ma nello stesso tempo ogni singola transazione, ancorché gestita in autonomia, deve essere verificatavotata e approvata dalla maggioranza dei partecipanti alla rete. E qui arriviamo alla base del concetto di Distributed Ledgers Technology ovvero al concetto di Consenso. L’autonomia di ciascun nodo è subordinata al raggiungimento di un consenso sulle operazioni che vengono svolte e solo con questo consenso sono poi autorizzate e attivate.

DLT: la centralità sta tutta nella regola del Consenso

I Distributed Ledgers vengono aggiornati solo dopo aver ottenuto il consenso e ogni nodo viene aggiornato con l’ultima versione di ogni singola operazione di ciascun partecipante. Ogni operazione rimane poi in modo indelebile e immutabile su ogni singolo nodo.

In altre parole ciascun partecipante dispone di una copia – immutabile – di ciascuna operazione. Come si può notare si tratta di un bel cambiamento rispetto alle tradizionali logiche centralizzate, quando la verifica e l’autorizzazione erano centralizzate e quando lo stesso accesso a tutti gli archivi era gestito a livello centrale.

Questo modello di architettura permette di interpretare il database in senso molto più ampio rispetto al passato. Non possiamo più semplicemente parlare di Ledgers come archivi, ma dobbiamo parlare di Distributed Ledgers Technology come di un nuovo rapporto tra persone e informazioni.

Algoritmi e rete Peer-To-Peer alla base delle DLT

Le Distributed Ledger Technology che sono conosciute anche come shared ledger necessitano di una rete Peer-to-Peer e algoritmi in grado di gestire la raccolta del consenso e la approvazione di operazioni basate appunto sul raggiungimento di un consenso.

Sono i modelli di gestione del Consenso che determinano la differenza tra Distributed Ledger Technology di tipo Pubblico e di tipo Privato.

Va comuqnue precisato che non necessariamente tutti i Distributed Ledger fanno riferimento a catene di blocchi o Blockchain allo scopo di gestire il consenso. la Blockchain è una delle diverse possibilità di gestione del consenso utilizzate per applicare Distributed Ledger Technology

Perché la Blockchain è sicura: marca temporale, consenso e timestamp?

Una delle caratteristiche più importanti della blockchain è la sicurezza. La marca temporale impedisce anche che l’operazione, una volta eseguita, venga alterata o annullata.

La caratteristica principale del modello, dunque, è che il funzionamento non è garantito da un ente centrale, ma ogni singola transazione è validata dall’interazione di tutti i nodi.

La marca temporale consente di associare una data e un’ora certe e legalmente valide ad un documento informatico. In altre parole la Marca temporale consente di definire una validazione temporale che può essere opponibile a terzi.

Che cos’è una Marca Temporale

La marca temporale o timestamp è costituita da sequenza specifica di caratteri che identificano in modo univoco e indelebile e immutabile una data e/o un orario per fissare e accertare l’effettivo avvenimento di un certo evento. La rappresentazione della data è sviluppata in un formato che ne permette la comparazione con altre date e permette di stabilire e definire un ordine temporale. La pratica dell’applicazione di tale marca temporale è detto timestamping.

Che cos’è il Timestamp o Timestamping?

La applicazione della Marca temporale è un processo che viene definito come Timestamping ed è una delle basi di funzionamento della Blockchain

Come funziona la Blockchain

Il modello si basa sulla combinazione tra firma digitale e marca temporale (timestamp): la prima garantisce che mittente e destinatario di un qualsiasi tipo di messaggio (ad esempio la transazione nel mondo dei pagamenti) siano identificati in modo certo, il secondo permette che un insieme di messaggi, validato con la marca temporale da parte di un nodo scelto casualmente da un robusto modello matematico, venga comunicato e scritto nel registro di tutti gli altri nodi della rete e reso irreversibile.

Ecco un video del World Economic Forum che spiega cos’è e come funziona la Blockchain (in inglese).

Tutte le operazioni, nel caso di Bitcoin, sono confermate dalla rete entro dieci minuti (ma sono stati per esempio sviluppati anche protocolli più rapidi, come quello di Litecoin), attraverso il processo di consenso distribuito detto “mining”. In pratica la correttezza del blocco di operazioni immesse nella rete viene verificata dai computer dei partecipanti al network confrontandolo con la versione più aggiornata della Blockchain. Il primo nodo che ottiene semaforo verde lo comunica a tutti gli altri, che provvedono a convalidare il blocco aggiornando la Blockchain. In questo modo si preservano al tempo stesso l’ordine cronologico delle operazioni e la neutralità della rete. 

Come si può leggere sul forum ufficiale, è possibile scaricare la blockchain sul proprio computer.

Le caratteristiche della Blockchain

Quali sono le caratteristiche principali della blockchain? Vediamole insieme:

  • Affidabilità: la blockchain è affidabile. Non essendo governata dal centro, ma dando a tutti i partecipanti diretti una parte di controllo dell’intera catena, la blockchain diventa un sistema meno centralizzato, meno governabile, ed allo stesso tempo molto più sicuro e affidabile, ad esempio da attacchi di malintenzionati. Se infatti soltanto uno dei nodi della catena subisce un attacco e si danneggia, tutti gli altri nodi del database distribuito continueranno comunque ad essere attivi ed operativi, saldando la catena e non perdendo in questo modo informazioni importanti.
  • Trasparenza: le transazioni effettuate attraverso la blockchain sono visibili a tutti i partecipanti, garantendo così trasparenza nelle operazioni.
  • Convenienza: effettuare transazioni attraverso la blockchain è conveniente per tutti i partecipanti, in quanto vengono meno interlocutori di terze parti, necessari in tutte le transazioni convenzionali che avvengono tra due o più parti (ovvero le banche ed altri enti simili).
  • Solidità: le informazioni già inserite nella blockchain non possono essere modificate in alcun modo. In questo modo le informazioni contenute nella blockchain sono tutte più solide ed attendibili, proprio per il fatto che non si possono alterare e quindi restano così come sono state inserite la prima volta.
  • Irrevocabilità: con la blockchain è possibile effettuare transazioni irrevocabili, e allo stesso tempo più facilmente tracciabili. In questo modo si garantisce che le transazioni siano definitive,  senza alcuna possibilità di essere modificate o annullate.
  • Digitalità: con la blockchain tutto diventa virtuale. Grazie alla digitalizzazione, gli ambiti applicativi di questa nuova tecnologia diventano tantissimi

Cosa sono le Unpermissioned ledgers e le Permissioned ledgers

Per comprendere al meglio gli ambiti di utilizzo delle Distributed Ledger Technology occorre conoscere anche le Unpermissioned ledgers (Blockchain Pubbliche) e le Permissioned ledgers (Blockchain Private).

Unpermissioned ledgers

Le Unpermissioned Ledgers di cui l’esempio più famoso e diffuso è rappresentato dalla Blockchain Bitcoin, sono aperte, non hanno una “proprietà” o un attore di riferimento e sono concepite per non essere controllate.

L’obiettivo delle Unpermissioned ledgers è quello di permettere a ciascuno di contribuire all’aggiornamento dei dati sul Ledger e di disporre, in qualità di partecipante, di tutte le copie immutabili di tutte le operazioni. Ovvero di disporre di tutte le copie identiche di tutto quanto viene approvato grazie al consenso.

Questo modello di Blockchain impedisce ogni forma di censura, nessuno è nella condizione di impedire che una transazione possa avvenire e che possa essere aggiunta al Ledger una volta che ha conquistato il consenso necessario tra tutti i nodi (partecipanti) alla Blockchain.

Le Unpermissioned Ledgers possono essere utilizzate come database globale per tutti quei documenti che hanno la necessità di essere assolutamente immutabili nel tempo a meno di aggiornamenti che richiedono la massima sicurezza in termini di consenso, come ad esempio i contratti di proprietà o i testamenti.

Le Permissioned ledgers: più vicine alle esigenze delle imprese

I Permissioned ledgers possono invece essere controllati e dunque possono avere una “proprietà”. Quando un nuovo dato o record viene aggiunto il sistema di approvazione non è vincolato alla maggioranza dei partecipanti alla Blockchain bensì a un numero limitato di attori che sono definibili come Trusted. Questo tipo di Blockchain possono essere utilizzate da istituzioni, grandi imprese che devono gestire filiere con una serie di attori, imprese che devono gestire fornitori e subfornitori, banche, società di servizi, operatori nell’ambito del retail. In questo caso le Permissioned ledgers rispondono alle necessità di un aggiornamento diffuso su più attori che possono operare in modo indipendente, ma con un controllo limitato a coloro che sono autorizzati. Le Permissioned ledgers permettono poi di definire speciali regole per l’accesso e la visibilità di tutti i dati. In altre parole le Permissioned ledgers introducono nella Blockchain un concetto di Governance e di definizione di regole di comportamento.

Tecnicamente le Permissioned ledgers sono anche più performanti e veloci delle Unpermissioned Ledgers

La catena di Sant’Antonio dei Bitcoin

Nell’economia delle crittovalute, i miner (gli utenti che mettono a disposizione del network le risorse computazionali per elaborare i blocchi) vengono ricompensati in Bitcoin. Ed è questo, insieme ad altri elementi, uno dei motivi per cui il sistema, così come è stato concepito otto anni fa, comincia a vacillare. Dopo un paio d’anni di montagne russe sul valore di scambio (che ha oscillato da 200 a oltre mille dollari per unità), sperimentazioni nei campus universitari, tentativi di inserimento in borsa e decine di scandali che hanno comunque calamitato l’attenzione dei media, Mike Hearn, sviluppatore della tecnologia e tra i più accesi sostenitori di Bitcoin, ha pubblicamente decretato il fallimento del progetto. «Doveva essere una nuova forma di valuta decentralizzata, priva di istituzioni di sistema e troppo grande per fallire. Ma è diventato qualcosa di ancora peggiore: un meccanismo completamente controllato da poche persone», ha scritto Hearn in un post con cui annunciava di aver venduto tutti i suoi Bitcoin. «Nel giro di soli otto mesi la community, da aperta e trasparente che era, è diventata un luogo dominato da una censura dilagante, con bitcoiner che attaccano altri bitcoiner. Bitcoin non ha futuro in quanto è controllata da meno di dieci persone».

Cosa sono e come funzionano i Bitcoin

Come già detto, l’applicazione, ad oggi, più utilizzata per la Blockchain (e che ha reso la Blockchain famosa nel mondo) è il sistema dei Bitcoin. Bitcoin può essere considerata una nuova valuta, anzi come viene definita una criptovaluta.

Ma come funziona Bitcoin?

Vediamo nel dettaglio, e in maniera semplificata, come funzionano i Bitcoin.

Per iniziare ad utilizzare la valuta Bitcoin come moneta di scambio, è sufficiente installare sul proprio dispositivo (cellulare, desktop, hardware o web) un’applicazione per il portafoglio Bitcoin. In pratica, una volta che il portafoglio Bitcoin è stato installato, verrà generato un primo indirizzo Bitcoin, che può essere condiviso con chiunque, per permettergli di inviare del denaro a tale indirizzo, quindi all’utente che ha installato il portafoglio Bitcoin e condiviso il proprio indirizzo Bitcoin. In teoria questo indirizzo andrebbe utilizzato una sola volta, ma può anche essere utilizzato più volte.

Tutto il sistema dei Bitcoin, come visto, si basa sulla tecnologia della blockchain. In pratica tutte le transazioni confermate sono salvate nella Blockchain, e tramite al proprio portafoglio si può verificare quanti altri bitcoin si hanno a disposizione per poter effettuare transazioni. Tutto il sistema è protetto da crittografia, in modo da essere sicuro contro gli attacchi informatici.

Il denaro viene trasferito tra due portafogli bitcoin, e la transazione viene protetta da una chiave privata, ovvero una firma attraverso la quale si firmano le transazioni, e che quindi permette di garantire che il denaro trasferito sia effettivamente dalla persona che ha effettuato la transazione, e che nessuno modifichi questa transazione, rendendo la transazione sicura. Per maggiori informazioni su come funzionano i bitcoin ci sono alcuni documenti ufficiali quali la documentazione per sviluppatori e il wiki di Bitcoin.

Il rapporto tra Blockchain e Bitcoin?

Con il termine Blockchain s’intende il paradigma tecnologico che permette di sviluppare applicazioni Cryptocurrency-like: il protocollo Bitcoin rappresenta solo una – la prima – delle possibili realizzazioni.

L’associazione con il concetto di Bitcoin può ancora generare qualche equivoco tra i non addetti ai lavori, ma la blockchain – la tecnologia sottostante ai meccanismi che regolano le transazioni in criptovalute (di cui la più nota è appunto il Bitcoin) – sembra destinata ad avere tutt’altro ruolo nelle prossime fasi di sviluppo della finanza mondiale. E non solo.

Se persino l’Economist l’ha definita in una cover story “the trust machine”, la macchina della fiducia, attribuendogli il potere di trasformare il funzionamento stesso dell’economia, significa che il protocollo P2P elaborato nel 2008 da Satoshi Nakamoto e adottato negli anni da una community composta agli occhi dell’opinione pubblica da hacker, attivisti o, nella migliore delle ipotesi, speculatori, ha raggiunto un livello di maturità tale da convincere anche gli analisti più conservatori.

In particolare il Bitcoin intesa come digital currency utilizza la tecnologia peer-to-peer e attiva transazioni che non necessitano di autorità o istituzioni centrali. L’emissione del Bitcoin è effettuato dalla Rete e la stessa gestione delle transazioni è governata dalla Rete. Si tratta di una operazione “collettiva” cui tutti coloro che lo desiderano possono partecipare aderendo al progetto. La tecnologia Bitcoin è basata su software open source e lo sviluppo è pubblico e condiviso. In altre parole e nel rispetto della visione indicata da Satoshi Nakamoto nel suo White Paper ila Rete Bitcoin non è posseduta o controllata da nessuno, ovvero è posseduta e controllata da tutti coloro che intendono aderire al progetto.

Non solo Bitcoin: Gli ambiti applicativi della Blockchain in Italia

La Blockchain non è soltanto Bitcoin. La monete virtuale è infatti solo una una delle sue possibili applicazioni. Priva di gestione centralizzata, infatti, la Blockchain permette di inviare qualsiasi dato in maniera sicura, tagliando drasticamente la catena degli intermediari, e permettendo quindi uno scambio di dati sicuro tra due persone e basta, senza dover utilizzare mezzi di terze parti quali ad esempio un provider di posta elettronica, oppure un servizio di cloud computing esterno.

Si è parlato molto di Blockchain anche al World Economic Forum (Forum economico mondiale) e sono molti gli investitori che oggi stanno puntando ad altri investimenti in ambito Blockchain, e quindi dagli investimenti iniziali che ci sono stati soltanto nella nuova valuta e in nuovi sistemi di pagamento, si passa finalmente a nuovi investimenti, in settori nuovi e diversi tra loro.

Secondo Deloitte sono stati investiti oltre 1 biliardo di dollari nella Blockchain, in oltre 120 startup collegate alla Blockchain, di cui oltre la metà di questi soldi sono stati investiti soltanto nel 2016. Vedremo quali saranno gli investimenti per la Blockchain nel 2017.

Vediamo quindi quali sono i principali tra i nuovi ambiti applicativi della Blockchain in Italia e nel mondo.

1) Blockchain in finanza e banche

La finanza e l’economia sono sicuramente tra i settori presi più di mira dagli investitori in relazione alla blockchain. Infatti, non essendoci intermediari a gestire le transazioni, la blockchain abbatterebbe i costi delle commissioni delle banche, permettendo risparmi, velocità e affidabilità delle transazioni. Diventa quindi fondamentale investire in questa nuova tecnologia per banche e istituti finanziari, che cercano di accaparrarsi una fetta abbastanza grande di questo nuovo mercato, che rivela già da subito innumerevoli possibilità ed opportunità. Su blockchain4innovation.it è disponibile la sezione dedicata alla blockchain in banche e finanza, che offre una visione più ampia e un focus di approfondimento sul tema delle banche e della finanza in generale e su come questo mercato si stia evolvendo con un occhio di riguardo alla nuova tecnologia della blockchain.

2) Blockchain nelle Assicurazioni

Inoltre, come evidenzia uno studio condotto da Ernst Young, c’è un’ottima possibilità di utilizzo anche per la blockchain nel settore assicurativo (assicurazioni). Alcuni modi attraverso i quali la blockchain può aiutare le assicurazioni sono:

L’accesso a transazioni sicure e decentralizzate, che fornisce una base solida per prevenire le frodi, per garantire una maggiore governance, per avere dati e reportistiche migliori. Grazie alla blockchain, inoltre, le assicurazioni possono avere notifiche aggiornate ed accurate n relazione ai cambiamenti, e ciò permette loro di migliorare la gestione del rischio e massimizzare le opportunità di capitali e fondi, oltre alla possibilità di adottare strategie di big data, che sono molto utili per ottenere informazioni sicure sui propri clienti, sulle priorità dei clienti, le preferenze, oltre che eventuali ulteriori informazioni prese da terze parti.

Da un punto di vista tecnico, gli assicuratori vedono nella blockchain un’opportunità per integrare un ecosistema di terze parti affinché riducano i costi delle loro piattaforme di gestione, migliorando allo stesso tempo l’esperienza utente (customer experience) e la quota di mercato, e sviluppando nuove soluzioni ed opportunità.

A livello di mercato, inoltre, gli assicuratori hanno opportunità nella governance delle loro aziende, attraverso un accesso ai dati migliorato, controlli di terze parti e sistemi più sofisticati di gestione del rischio, associati ai loro prodotti e servizi, come ad esempio le assicurazioni cibernetiche.

3) Blockchain nei Pagamenti digitali

Anche per quanto riguarda i pagamenti digitali ci sono grandi opportunità per la blockchain. Ovviamente ci sono ancora molti problemi che vanno affrontati, come ad esempio il tempo di elaborazione di una transazione, che è ancora molto lento considerando le necessità di un mercato ed un mondo che va sempre più veloce. Anche le performance del sistema andrebbero migliorate, per poter essere meglio assorbite dai pagamenti digitali, e allo stesso modo indicazioni normative chiare e un’analisi più attenta di minacce ed opportunità sono le sfide della blockchain nel settore dei pagamenti digitali. Nonostante queste sfide, comunque, esistono tantissime opportunità per questa nuova tecnologia applicata ai pagamenti digitali, e probabilmente molto presto avremmo i primi riscontri dal mercato.

4) Blockchain nell’Agrifood

Nell’ Agrifood la blockchain trova un ulteriore ottimo “alleato”. Alcune delle caratteristiche applicative della blockchain nell’agrifood sono la tracciabilità, la trasparenza, di chi vuole “raccontare la storia” del proprio cibo, utilizzando la blockchain per garantire affidabilità. Altre aziende già oggi vogliono tracciare container e trasporti degli alimenti e del cibo in generale utilizzando la Blockchain. In conclusione, i benefici della Blockchain nell’agrifood sono molteplici, e dalla decentralizzazioine, al controllo condiviso, all’immutabilità e preservazione delle informazioni, ci sono sicuramente molte applicazioni per la Blockchain in ambito agrifood.

5) Blockchain nell’Industry 4.0

Anche nel manifatturiero la Blockchain può essere un valido alleato. Grazie alla blockchain nell’industry 4.0, infatti, è possibile sfruttare la logica decentralizzata della Blockchain per produrre tecnologie in grado di supportare al meglio la produzione, logistica e supply chain, così come altre aree “core” dell’azienda. Inoltre, grazie alla blockchain, è possibile preservare il dato e la sicurezza del dato stesso, garantendo quindi sicurezza e affidabilità a tutto il processo della filiera produttiva e di distribuzione. La Blockchain permette di disporre di soluzioni in particolare per le industria di trasformazione, per la gestione della logistica di prodotto interna ed esterna e per la gestione dei rapporti di filiera. In particolare sono state sviluppate soluzioni che permettono di portare la logica del “trust” che è ampiamente utilizzata nell’ambito dei pagamenti digitali anche nell’ambito delle transazioni che hanno come oggetto “pacchetti” di dati che rappresentano la identità di determinati prodotti e delle loro logiche di produzione. In questi casi è necessario disporre della massima affidabilità in termini di gestione dell’identità e dell’affidabilità. In questo caso la Blockchain può rappresentare una eccellente soluzione per implementare le logiche dell’Industria 4.0 a livello distrettuale e di filiera.

6) Blockchain nell’IoT

Anche nell’internet delle cose la blockchain trova una grande utilità: grazie alla sua facilità di scambio dati, infatti, la tecnologia blockchain potrebbe essere utilizzata per facilitare la comunicazione tra oggetti IoT connessi, oltre a rendere lo scambio di dati più sicuro e veloce.

7) Blockchain nella Sanità

Per quanto riguarda blockchain e sanità, gestire i dati medici dei pazienti attraverso un sistema condiviso, permetterebbe ai medici di condividere informazioni sui pazienti in maniera sicura e veloce, e quindi aiuterebbe molto la medicina e la sanità a migliorare il servizio fatto ai pazienti, con la possibilità di avere sotto controllo l’intera cartella clinica di un paziente, e quindi di conoscere in anticipo la storia del paziente, in modo da somministrare cure migliori e in tempi più rapidi.

8) Blockchain nella Pubblica amministrazione

Anche la blockchain nella pubblica amministrazione trova ambiti di applicazione. La blockchain potrebbe infatti ad esempio aiutare la pubblica amministrazione e i cittadini ad avere una vera identità digitale, condivisa e implementata in questo sistema, con diversi vantaggi tra cui: rendere più difficile l’evasione fiscale, avere un controllo maggiore dei cittadini e quindi combattere la criminalità, servizi semplificati in tutti i settori della pubblica amministrazione (invio di dati semplificato), e molto altro.

9) Blockchain nel Retail

La blockchain sembra essere un modello interessante da utilizzare nei negozi e nel retail: con la blockchain infatti gli attuali metodi di pagamento in negozio potrebbero essere estesi alla bitcoin, permettendo quindi ai clienti pagamenti molto più rapidi, oltre che essere più economici. Garantedo pagamenti più veloci ed economici, e quindi più convenienti, può essere offerto un servizio migliore al cliente, che quindi potrebbe dare un vantaggio competitivo agli store che decideranno per primi di abilitare queste nuove tecnologie nei loro punti vendita.

Come funziona la Blockchain: un esempio

Il modello si basa sulla combinazione tra firma digitale e marca temporale (timestamp): la prima garantisce che mittente e destinatario di un qualsiasi tipo di messaggio (ad esempio la transazione nel mondo dei pagamenti) siano identificati in modo certo, il secondo permette che un insieme di messaggi, validato con la marca temporale da parte di un nodo scelto casualmente da un robusto modello matematico, venga comunicato e scritto nel registro di tutti gli altri nodi della rete e reso irreversibile.

Ecco un video del World Economic Forum che spiega cos’è e come funziona la Blockchain (in inglese).

Tutte le operazioni, nel caso di Bitcoin, sono confermate dalla rete entro dieci minuti (ma sono stati per esempio sviluppati anche protocolli più rapidi, come quello di Litecoin), attraverso il processo di consenso distribuito detto “mining”. In pratica la correttezza del blocco di operazioni immesse nella rete viene verificata dai computer dei partecipanti al network confrontandolo con la versione più aggiornata della Blockchain. Il primo nodo che ottiene semaforo verde lo comunica a tutti gli altri, che provvedono a convalidare il blocco aggiornando la Blockchain. In questo modo si preservano al tempo stesso l’ordine cronologico delle operazioni e la neutralità della rete. 

Come si può leggere sul forum ufficiale, è possibile scaricare la blockchain sul proprio computer.

In modo semplice e con il supporto iconografico vediamo i passaggi che definiscono il funzionamento di una transazione basata sulla Blockchain

Nasce una necessità di transazione o scambio

Paolo e Anna devono effettuare una transazione: Paolo vende ad Anna un immobile

Le Cryptographic Keys

Vengono create le informazioni relative alla transazione e vengono applicate le Cryptographic Keys specifiche per Paolo ed Anna (informazioni sull’immobile, sul prezzo, sulla disponibilità economica di Anna, sull’effettiva proprietà dell’immobile da parte di Paolo etc)

La verifica sulla Rete

La transazione viene portata in Rete per essere verificata da parte dei partecipanti alla Blockchain

La creazione di un nuovo Blocco

Viene creato un nuovo BLOCCO con tutti i dati relativi alla Transazione tra Paolo ed Anna e con i dati relativi all’immobile e alla disponibilità economica di Paolo

Il Blocco si aggiunge alla Catena: Blockchain

Il nuovo BLOCCO viene aggiunto alla catena di blocchi che forma la Blockchain, è accessibile a tutti i partecipanti ed è nell’archivio di tutti i partecipanti. Diventa il riferimento permanente, immutabile e immodificabile di quella specifica transazione

La transazione è completata ed è archiviata su tutti i nodi della Blockchain

Se le informazioni sono considerate corrette la transazione viene autorizzata, validata ed effettuata. A quel punto la Transazione entra a far parte di un NUOVO BLOCCO che viene creato e che comprende anche questa transazione

Che cos’è e quali sono gli ambiti applicativi di Ethereum

Spesso si è portati a confondere Bitcoin e Blockchain in ragione del fatto che Bitcoin è la prima importantissima forma di Blockchain. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le esperienze e le progettualità legate alla Blockchain, anche e non solo nell’ambito delle cosiddette Cryptocurrency. In alcuni casi anche con progetti che non nascevano espressamente come nuove “monete virtuali“, ma come progetti di Distributed Ledger Technology di tipo Open Source che aprivano le porte a tante e diverse opportunità di sviluppo e di utilizzo. Ethereum (per saperne di più puoi visitare il sito di Ethereum Italia) è un progetto che va letto e visto in questo contesto. Il progetto nasce e si sviluppa come una Blockchain pubblica nella forma di piattaforma di distributed computing open sourceconcepita per mettere a disposizione la possibilità di creare, pubblicare e gestire smart contract in modalità peer-to-peer. In estrema sintesi e forse con una eccessiva semplificazione si può dire che mentre la Blockchain è una piattaforma per “Database distribuiti“, Ethereum è una piattaforma per “Computing Distribuito” che ha uno dei suoi componenti principali nella Ethereum Virtual Machine (EVM).

Ethereum nasce nel 2013 per opera di Vitalik Buterin, uno sviluppatore di origini russe, cresciuto in Canada, che univa la competenza di programmatore a quello di ricercatore nell’ambito delle cryptocurrency. Buterin si appoggiò a una operazione di crowfunding durante il 2014 e fu nella condizione di completare Ethereum l’anno successivo quando divenne pubblico e accessibile online. (Leggi qui l’articolo di Vitalik Buterin su Bitcoin Magazine che spiega la logica di Ethereum).

Vitalik Buterin è a tutti gli effetti il fondatore di Ethereum e nel 2014 ha ricevuto il premio World Technology Award per la co-creazione e invenzione di Ethereum.

Come funziona Ethereum

In estrema semplicità Ethereum potrebbe essere presentato come il più grande computer condiviso che è in grado di erogare una enorme potenza disponibile ovunque e per sempre. Dunque con Ethereum si passa dal concetto di Distributed Database a Distributed Computing.
Ethereum è in altre parole una piattaforma di tipo computazionale che viene “remunerata” attraverso scambi basati su una cryptocurrecny calcolata in Ether. E’ una piattaforma che può essere adottata da tutti coloro che desiderano entrare a far parte della Rete e che in questo modo avranno a disposizione una soluzione che consente a tutti i partecipanti di disporre di un archivio immutabile e condiviso di tutte le operazioni attuate nel corso del tempo e che nello stesso tempo è concepita per non poter essere fermata, bloccata o censurata. Ethereum è progettata per essere adattabile e flessibile e per creare facilmente nuove applicazioni. Ethereum è cioè una Programmable Blockchain che non si limita a mettere a disposizione “operations” predefinite e standardizzate, ma permette agli utenti di creare le proprie “operations“. Di fatto è una Blockchain platform che permette di dare vita a diverse tipologie di applicazioni Blockchain decentralizzate non necessariamente limitate alle sole cryptocurrencies.

Che cos’è Ether?

Come detto i partecipanti a Ethereum lavorano su una rete peer-to-peer e sviluppano e gestiscono contratti di Ethereum utilizzando le risorse computazionali della Rete. L’uso di queste risorse viene remunerato con una speciale “moneta virtuale” denominata Ether. Ether ha di fatto un doppio ruolo: da una parte è essa stessa la potenza elaborativa necessaria per produrre i contratti e dall’altra rappresenta la cryptovaluta che permette di “pagare” per la realizzazione dei contratti. Ether è fondamentalmente e concretamente un token che viene trattato come cryptocurrency exchanges con il ticker symbol di ETC.
Ethereum conta poi su un Internal Transaction Pricing Mechanism denominato Gas che ha lo scopo di ottimizzare le risorse della rete, di prevenire lo spam e di allocare le risorse in modo proporzionato e corretto in funzione delle richieste.

Cosa sono i Contratti Ethereum

Ma di che tipo di contratti stiamo parlando?  Nel caso di Ethereum si tratta di Smart Contract che grazie alla remunerazione calcolata in Ether permette di gestire servizi contrattuali in modo sicuro e pubblico come ad esempio attività legate alla registrazione di domini, servizi di crowfunding, sistemi per gestione di copyright nell’ambito dei media. In concreto i partecipanti a Ethereum possono disporre della Ethereum Virtual Machine (EVM) in grado di eseguire algoritmi su una rete globale basata sui nodi di tutti i partecipanti. Ogni nodo (partecipante) compensa o è compensato con Ether.

Nel 2016 Ethereum è stata divisa in due diverse Blockchain Ethereum Classic ed Ethereum Foundation.

Da alternativa alla finanza tradizionale ad alleato delle banche

La tecnologia Blockchain invece un futuro ce l’ha eccome. In occasione degli eventi internazionali organizzati sul tema in questi mesi, a Londra (25-26 gennaio), San Francisco (10 febbraio) e Johannesburg (3-4 marzo), siederanno allo stesso tavolo colossi dell’IT – come IBM e SAP – e sviluppatori indipendenti, rivolgendosi a una platea internazionale composta prevalentemente da istituti finanziari e di credito.

L’interesse delle banche, del resto, non è più un segreto da tempo. Goldman Sachs ha dichiarato che la blockchain è destinata a rivoluzionare il settore, mentre Barclays e USB hanno pubblicamente ammesso che potrebbero utilizzare la tecnologia su diversi ambiti operativi, dalle rimesse di pagamento alla contrattualistica. Bank of England ha fatto sapere di aver creato una serie di team di sviluppo all’interno della propria organizzazione. A settembre è invece nato R3, un consorzio privato istituti finanziari interessati al potenziale della Blockchain. A dicembre c’è stato un nuovo giro di adesioni, che ha visto l’ingresso di BMO Financial Group, Danske Bank, Intesa Sanpaolo, Natixis, Nomura, Northern Trust, OP Financial Group, Banco Santander,Scotiabank, Sumitomo Mitsui Banking Corporation, U.S. Bancorp e Westpac Banking Corporation. Oggi sono in tutto 42 gli istituti che hanno aderito alla federazione. Intanto in Italia anche il più grande istituto di credito, Unicredit, considera la Blockchain una delle priorità di investimento digitale del 2016 e del 2017.

Ma c’è anche chi è già passato dalle parole ai fatti: Bank of America ha depositato presso lo U.S. Patents and Trademark Office (USPTO) 15 brevetti correlati alla Blockchain e dovrebbe depositarne altri venti proprio in questi giorni. Stando a quanto reso pubblico dall’USPTO, i brevetti di Bank of America puntano a realizzare sistemi di identificazione dei rischi legati alle criptovalute e di allerta su utenti sospetti.

Ovviamente non manca il rovescio della medaglia. Se da una parte le banche sono attratte dalla possibilità di attivare transazioni più economiche e sicure, dall’altra l’idea che chi partecipa al network possa vedere in tempo reale i dati che circolano attraverso i nodi raffredda non poco gli entusiasmi di chi non vuole che i propri flussi transazionali diventino di dominio pubblico. È necessario, quindi, garantire che ciascun utente abbia le credenziali per vedere esclusivamente le operazioni che lo riguardano. Si tratta di uno dei temi più dibattuti alla Blockchain Conference di Londra: insieme a quelli della regolamentazione e complessità degli strumenti di data protection da adottare sul piano della giurisdizione internazionale, è stato indicato come una delle questioni più delicate per la diffusione della tecnologia.

Gli altri possibili ambiti applicativi, dalla PA alle imprese

Ma non sono solo le banche a considerare la blockchain una leva strategica di sviluppo. Se molti osservatori si dicono convinti che anche le pratiche della pubblica amministrazione e addirittura anagrafiche e documenti d’identità potranno essere gestiti sfruttando i sistemi di controllo distribuiti offerti dalla Blockchain (applicabili persino alle attività di notariato o alla gestione delle proprietà intellettuali, si comincia a valutare l’impatto positivo della tecnologia pure sulle imprese private.

Sempre a Londra si è discusso dell’utilità della blockchain per semplificare i processi di business,diminuendo i costi e aumentando l’efficienza dei reparti finance. Si prevede un primo inserimento nei flussi interni, creando gruppi di utenti con specifici livelli di accesso, mantenendo trasparenti tutte le operazioni e agevolando le attività analitiche grazie alla rapidità e omogeneità dai dati trasmessi.

Il passo successivo? L’implementazione nei business network, con l’automazione dei processi di procurement attraverso sistemi di notifica real time, il monitoraggio costante e condiviso degli asset disponibili per la vendita e l’acquisto e, di nuovo, la generazione di precise, graduali barriere all’ingresso per la partecipazione all’interscambio. Sarebbe un salto quantico. Ma la capacità di adattamento che hanno dimostrato i business rafforzati dalla digital disruption fa ben sperare.

Molto però può dipendere anche dalla volontà dei vendor tecnologici di comprendere prima, abbracciare poi e infine implementare nella propria offerta la logica della Blockchain. C’è chi ci sta già pensando. Ma la partita è interdisciplinare, oltre che internazionale, e oltre a sviluppare soluzioni tecniche che rispondano a problemi concreti – e ancora insoluti –, occorre anche un’importante opera di informazione e sensibilizzazione per coinvolgere istituzioni e associazioni nella definizione di adeguati impianti regolatori.

Ma chi è davvero Satoshi Nakamoto?

La blockchain pare essere stata ideata da Satoshi Nakamoto (pseudonimo dell’inventore della blockchain e del suo codice sorgente), e resa famosa dal suo protocollo più conosciuto, la moneta virtuale Bitcoin.

Satoshi Nakamoto rivela il proprio progetto e la propria visione nell’ottobre del 2008 con la pubblicazione di un white paper che parla e descrive la possibilità di sviluppare una digital currency indipendente da ogni ente o istituzione centrale nella forma di bitcoin. Il tutto con un percorso di sviluppo del codice che Nakamoto ha iniziato nel 2007.

Il white paper denominato Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System incontra subito un grande interesse, in particolare perché apre una prospettiva per gli scambi monetari e finanziari in forma decentralizzata. Al white paper segue nel gennaio 2009 il lancio del primo software bitcoin con la inaugurazione della digital currency nella forma della prima unità di bitcoin cryptocurrency in versione 0.1 sulla piattaforma di sviluppo Sourceforge

Con quel primo importante white paper Nakamoto punta l’attenzione sul core design del modello Blockchain che appare in grado o nella condizione di supportare un ampio numero di tipologie di transazioni. Il white paper è stato poi accompagnato dal rilascio di un website denominato bitcoin.org (qui la versione italiana Bitcoin.org/it ): e promuove un modello di sviluppo basato sulla collaborazione con altri sviluppatori.

Conclusioni

Il Bitcoin ha creato una forte spaccatura tra sostenitori e detrattori, questi ultimi concentrati sul fatto che è possibile fare transazioni senza intermediazioni bancarie e quindi è possibile comprare qualsiasi cosa pagando con la criptovaluta, anche merci e servizi illegali, come se prima della sua invenzione avvenuta nel 2008, l’illegalità non fosse mai esistita. La Blockchain mette invece tutti d’accordo, perché per sua natura garantisce un elevato livello di sicurezza.
Anche l’Associazione bancaria europea (Abe) ne ha tessuto le lodi.

Un protocollo sicuro e inespugnabile che ha già spinto 25 banche ad investire nella startup R3, dedita alla creazione di blockchain per il mondo finanziario dei circuiti bancari canonici.

Le transazioni vengono distribuite sui nodi che la convalidano, inserendole nel primo blocco libero disponibile. Un sistema di time stampingdecentralizzato, ovvero che non necessita di una sola ed unica risorsa centrale come può essere un server, impedisce che la stessa quantità di Bitcoin venga usata per compiere due acquisti o che la traccia della transazione venga cancellata o modificata. Diventa così possibile pubblicare tutte quelle applicazioni e quei dati che oggi, per sicurezza e per privacy, risiedono su server proprietari e privati.

Riducendo all’essenziale la definizione di Bitcoin si può dire che è un’informazione e, come tale, va scovata. Ogni blocco contiene 25 Bitcoin (9.800 euro al cambio attuale) e viene liberato dai miner, minatori dotati di un’enorme potenza di calcolo utile a risolvere l’algoritmo che li protegge. Di fatto una miniera dalle risorse non illimitate, oggi ne circolano circa 15,25 milioni. Il meccanismo di sblocco si autoregolamenta affinché ne venga liberato uno ogni 10 minuti circa: quindi più potenza di calcolo viene impegnata per risolvere gli algoritmi più questi diventano complessi. Chi libera un blocco incassa 25 Bitcoin che può riversare sul mercato e quindi conseguire un guadagno. Anche i nodi, le maglie della catena che supervisionano e approvano le transazioni, incassano una piccola percentuale del totale delle transazioni stesse.

Perché funziona? La risposta è la più banale possibile: perché tutti coloro che vi partecipano guadagnano. E comprometterne l’attendibilità significherebbe mettere in discussione la sicurezza del protocollo e quindi del Bitcoin, peraltro già minata dai fallimenti delle piattaforme di scambio.

Articolo tratto da

Public & Trusted chain

When speaking to enterprise clients about building blockchain applications, the discussion often turns towards what the current problems are, namely scalability and privacy. More often than not, the solution to these issues is: “let’s build a private blockchain”. This article discusses the benefits and disadvantages of private blockchains in comparison to public ones.

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Blockchains can have different permissions structures. As shown in the figure above, one can differentiate blockchains among different classes. The distinguishing features are:

  • Who has read access?
  • Who has write access?
  • Who maintains integrity (consensus algorithm)?

Within this document, private blockchains are defined as blockchains with constrained read/write access alongside a consensus algorithm which allows only a preselected group of people to contribute and maintain the integrity of the blockchain. In public chains on the other hand, there is no preference in read/write access or in the consensus algorithm for any given set of participants. Nevertheless, this does not mean that a certain permission structure can not be implemented as part of a specific application/smart contract.

1. Interoperability

Blockchains allow for direct interactions between applications on the same chain. On a public chain, everyone can submit an application via a smart contract. The permission structure for this application is outlined solely in the smart contract. This allows anyone to add services or integrations to an existing application without having to ask for permission to access the network.

Often a decentralized applications (‘Dapp’) will require several complementary infrastructure pieces, such as a stable coin, insurances, market places, mobile interfacesidentity management, … . Most of them exist or are built for public blockchains.
This means that should one opt to deploy on a private blockchain instead, many of these services have to be rebuilt, significantly increasing project costs.

One of the main purposes of blockchain is to ensure interaction between parties which don’t necessarily trust each other. On a private chain, the onboarding of a new party has to go through almost the same processes as onboarding a new partner to a company and giving certain access right to its private database. A lot of the advantages of a blockchain solution versus a centralized, private database solution are gone. Public chains on the other hand, allow for an easy and direct onboarding process of new partners/members as well as interoperability of existing applications.

2. Operational costs

A public chain is run by a large set of nodes which ensure the integrity of the network. In the case of a proof of work consensus algorithm (Bitcoin, Ethereum), miners compute new blocks which are verified by every full node on the network. Attacking those networks is therefore a very expensive proposition. The cost of operating the Bitcoin network (estimated by yearly miner revenue at a price of 1000$/BTC) is approximately 657,000,000$ per year. The Ethereum network (~32k ETH creation per day at the current valuation of 8$ per ETH) costs about 93.440.000$ per year to operate.

In order to benefit from an equivalent amount of security, the operator of a private chain would have to pay an equivalent amount of cash. On closed networks, that money could be spent on protecting access to the network instead, but the operator would be left with a single point of failure through which the system can be attacked.

The operational costs of an application on the public blockchain mostly consist of the total of transaction fees required to operate it. On the Bitcoin network these currently hover around 0.15$ per transaction. On Ethereum, the price varies highly depending on the type of transaction (pure value transfer vs code execution). For a pure value transfer the cost of a single transaction would be around 0.0035$. For code execution the price is usually an order of magnitude higher, but that of course depends on the computational costs of the transaction.

The operational costs for a private blockchain highly depends on the redundancy requirements (defined by the amount of nodes deployed) and the type of application at hand.

In order to share the same availability and decentralization as the Bitcoin or Ethereum network, a private chain would need roughly the same amount of nodes, about 6,000 nodes currently. At a price of roughly 10$ per month for an average server, this would be about 60.000$/month in hosting costs alone (there are a lot of extra costs (bandwidth, management, …) which are not taken into an account here).

In actual practice, private chains will not have the same demands when it comes to redundancy and security as public ones, therefore the set up as well as the price will be very different for each project and can not be estimated without better understanding the specific application requirements first.

3. Network effects

Applications on a public chain often obtain their first users in the form of early adopters of this chain, due to the inherent network effects between different applications. For example, a mobile wallet operating on this chain could add a feature making it possible to interact with a given application and providing it with a considerably expanded user base in the process. The strong communities behind public chains are often willing to help test and promote good applications amongst their peers.
Additionally, new users are not required to install new software in order to use the application, because it can be accessed through what they already own (e.g. Mist browser).

On a private chain, one has to start from scratch and convince their users to install new software. Additionally, new users may need to generate a new key pair and cannot use existing ones for which they may have already found a secure way of managing.

4. Data privacy

Although a lot of work is currently being done in this direction (e.g. ZK-snarks, ring signatures), the public Ethereum and Bitcoin chains do not offer privacy above the pseudonymity of a public key. All transactions generated by a key pair and its interaction with other accounts and smart contracts can be analyzed. This can be used to study the behaviour of a given public key, its interactions with different dapps and its wealth (in crypto assets such as virtual currencies and tokens). Furthermore, data analytics can help determine the activity and/or profitability of certain applications.

Some see the above as a feature, while other would rather hide this information for various reasons. In any case, this privacy question can be resolved by using a closed, private chain.

In addition to the promising work to solve these problems on a public chain, one can already significantly hide information by designing their applications in certain ways. For example, one could generate new keys each time they need to receive funds. Also, data which is not needed in the contract logic doesn’t have to be stored on the blockchain, but could instead be referenced by a hash and looked up in a separate database (e.g. central server, or a decentralized database: IPDB). This data could also be encrypted and keys distributed to a limited group of people.

Finally, one can also exercise care in avoiding any service which presents a risk to their privacy and instead preserve the pseudo anonymity of their account.

5. Scalability

The public Bitcoin blockchain can process approximately 7 transactions per second (TPS), while Ethereum can do about twice that number (depending on the type of transaction). Regardless, this is still within the same order of magnitude, and for some applications this is still far too low. New technologies such as State Channels can significantly improve TPS, but it ultimately depends on the application whether using state channels is possible or not (as it does have some costs in terms of security). The planned switch to Proof of Stake in Ethereum will most likely increase the number of transactions per second, but will not change the fact that the network itself will not scale significantly. In short, the number of transactions per second does not increase proportionally to the number of nodes, nor does the computing power of the network.

Sharding is a feature that promises to solve this scalibility issue in Ethereum, but is still under development and hasn’t been implemented on the live network yet.

Private blockchains on the other hand can be configured in a way where high transactions throughputs are possible, with the only limitation being the weakest node in the network. In a private Ethereum blockchain, one could set the BlockGasLimit (Ethereum style private chain) to a very high number to allow for a larger transaction throughput than the one found on the public Ethereum chain. The Parity client can for example do ~3000 transactions per second on a standard laptop in private chain mode (https://blog.ethcore.io/onwards/).

6. Control

Another question often asked is: “who controls the network on a public chain?” Although highly unlikely, in principle the users of a network can always switch to a variant of the chain through a ‘hard fork’. So it’s fair to say the network is controlled by its community, including its developers, users, service providers (exchanges), miners and others. This community ensures the integrity and usability of the network. Although this may look like an unorganized group of mostly anonymous people, it turns out to be effective in ensuring progress through protocol updates (the aforementioned hard forks) while preventing censorship or malicious changes. It’s this ecosystem that allows to build fully decentralized applications with no maintenance costs. One can effectively relinquish control over an application to the network.

On the other hand, many application developers want to stay in control and be able to arbitrarily and easily change their application data or code. Although a single application developer can not arbitrarily change code or data on the public blockchain itself, he can certainly define rules in the smart contract of his applications which gives him full control over it. This of course means the users would have to trust the developer of this application, but it gives him the security of being able to update code and data of his application.

In conclusion, it is possible to build applications on the public chain which are under full control of its creator.

7. Virtual Currency

Public chains have their own token, or ‘virtual currency’, which is used to pay transaction fees and incentivize the maintainers of the network (e.g the miners/stakers). These can be used directly in the application and makes it possible to have “programmable money”.

Private Chains may also have a token, but in most cases this token holds no value. The only way to add a meaningful virtual currency to a private blockchain is by creating a token and give it extrinsic value, as there is no token with intrinsic value available on a private chain, which is a very important feature for many applications.

Conclusion

Private blockchains are missing a lot of important features and characteristics compared to public chains. In particular, interoperability, low operational costs (at least for moderate transaction volumes) and network effects are sorely lacking on closed, private networks.

On the other hand, the main drawbacks of public chains are privacy and scalability. Both can be mitigated to some extent but are not completely solved as of today. In my opinion, unless one has very strong needs with respect to privacy and scalability which can not be solved with current techniques, one is generally better off by using a public chain.

This does not mean that every transaction and data transfer needs to go through a public chain. In fact, I think the often used analogy of intranet and internet for private and public chains is very fitting. Both variants are needed, but I think that real innovation and progress, which often comes through cooperation and interoperability, will first be seen on the public chain.

Smart Contract – Qualche approfondimento

1Cosa sono gli smart contract ? Come funzionano ?  In che ambiti possono essere applicati ? Perché c’è chi dice che sono il futuro ?

 Le blockchain portano con sé tutta una serie di problemi, ma sono già considerate molto più veloci, economiche e sicure rispetto ai sistemi tradizionali, motivo per cui tanto le banche quanto i governi stanno cominciando ad adottare questa tecnologia

Nel 1994 Nick Szabo, crittografo ed esperto di diritto, si rese conto che il registro decentralizzato poteva essere utilizzato per gli smart contract, altrimenti detti self-executing contracts, contratti blockchain o contratti digitali. In questo formato, i contratti potevano essere convertiti in un codice informatico, archiviati e replicati sul sistema e supervisionati dalla rete di computer collegati nella blockchain. Questo meccanismo risulta in un feedback continuo che va dal trasferimento di denaro alla ricezione del prodotto o servizio.
Cosa sono gli smart contract? Gli smart contract ti aiutano a scambiare denaro, proprietà, titoli azionari o qualsiasi altra cosa di valore in modo trasparente, senza conflitti e senza il bisogno di rivolgerso a un intermediario. Il modo migliore di descrivere gli smart contract è di paragonare questa tecnologia a un distributore automatico. In genere si va da un avvocato o da un notaio, li si paga e si aspetta fino a quando non si ottiene un certo documento. Nel caso degli smart contract basta inserire un bitcoin nel distributore automatico (ovvero il libro contabile) e il documento di cui hai bisogno viene inviato direttamente sul tuo conto. A questo si aggiunge che gli smart contract non solo definiscono le regole e le punizioni che regolano un contratto, ma le fanno rispettare automaticamente. Come spiegato Vitalik Buterin, il programmatore 22enne che ha creato Ethereum, nel corso di un summit sulla Blockchain a Washington, un asset o una valuta vengono trasferiti in un programma che esegue questo codice particolare e a un certo punto convalida una condizione e determina automaticamente se l’asset deve andare alla persona A o tornare alla persona B, se bisogna operare un risarcimento o una qualche combinazione di queste tre possibilità. Nel frattempo il libro mastro contabile archivia e replica il documento, fornendo così un certo livello di sicurezza e irreversibilità.
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Un esempio di smart contract Qui di seguito riportiamo il codice di uno smart contract base scritto sulla blockchain su Ethereum. I contratti possono essere codificati su qualsiasi blockchain, ma Ethereum è la piattaforma più sfruttata a questo scopo dato che offre una capacità di elaborazione senza limite.

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Un esempio di smart contract su Ethereum. Fonte: http://www.ethereum.org/token. Il contratto stabilisce che il creatore del contratto riceverà 10.000 BTC; e permetterà a chiunque abbia abbastanza soldi nel proprio bilancio di distribuire questi BTC ad altri.

Ecco come potete utilizzare gli smart contract

Elezioni

Un sistema che prevede la protezione dei voti tramite un registro richiederebbe una decodifica e un immenso potere di elaborazione, a cui nessuno ha accesso, qualora si volessero effettuare dei brogli.

Management

La blockchain non solo necessita di un singolo registro come fonte sicura, ma azzera ogni possibilità di cattiva comunicazione grazie alla sua precisione e trasparenza, e all’automatizzazione del sistema. Inoltre vengono tagliate fuori le tipiche discrepanze che possono portare a cause legali e ritardi. Nel 2015 Depository Trust & Clearing Corp ha usato un libro contabile basato sulla blockchain per elaborare 345 milioni di transazioni per oltre 1,5 milioni di miliardi di dollari in prodotti finanziari.

Supply Chain

Gli smart contracts funzionano seguendo la logica condizionale if-then. Troppo spesso sulle supply chain pesano sistemi basati sui documenti cartacei, dove i moduli devono passare per numerosi canali, esponendosi quindi a numerosi rischi in termini di perdite e frodi. La blockchain annulla tutti questi rischi tramite una versione digitale sicura e accessibile a tutte le parti presenti sulla catena; automatizza i compiti e i pagamenti. Barclays Corporate Bank utilizza gli smart contract per segnare i cambiamenti di proprietà e trasferire i pagamenti in maniera automatica ad altre istituzioni finanziarie.

Automazione

Non c’è alcun dubbio che ci sia in atto una progressione verso una maggiore automazione nel mondo del lavoro. Alcuni già preannunciano un futuro in ogni cosa sarà automatizzata. Google per esempio, con i suoi smartphone, i suoi smart glasses e addirittura le smart car. Ed è qui che gli smart contract entrano in gioco. Un esempio è fornito dalle vetture autonome o che si parcheggiano da sole: in questo caso gli smart contract potrebbero identificare le colpe e responsabilità dei soggetti coinvolti in un incidente, se vanno attribuite al sensore, al conducente o ad altre variabili. Tramite l’impiego di smart contract una compagnia assicurativa può modificare le sue tariffe in base alle condizioni in cui i clienti stanno guidando i loro mezzi di trasporto.

I problemi

Gli smart contract sono comunque lontani dalla perfezione. Cosa succede in caso di un bug? In che modo dovrebbero agire gli stati e i governi per regolamentare questo tipo di contratti? Dovrebbero essere tassati? Cosa succede nel caso di invio di un codice sbagliato? E se, in caso di un contratto di affitto, l’appartamento viene confiscato dalle autorità prima della data di inizio dell’affitto stesso? Se si trattasse di un contratto tradizionale, questo potrebbe essere cancellato in tribunale, ma la blockchain pone uno scenario diverso e il contratto viene eseguito a prescindere. La lista potrebbe continuare. Ovviamente ci sono già esperti e sviluppatori che provano a fornire delle soluzioni, ma casi del genere al momento dissuadono in molti dall’adottare questa tecnologia.

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Parte del futuro degli smart contract dipende dalla capacità di gestire e risolvere le criticità esposte prima. Search Compliance, centro ricerca di information technology, suggerisce che gli smart contract potrebbero avere un impatto considerevole tra gli avvocati. Questi ultimi arriveranno a produrre template di smart contract standardizzati, simili ai contratti tradizionali che potrete trovare su LegalZoom. Anche altre industrie come i servizi di acquiring e gli istituti di credito potrebbero servirsi degli smart contract, mentre i contabili li potrebbero impiegare per portare a termine compiti come la revisione dei conti e la valutazione del rischio. A dirla tutta il sito Blockchain Technologies prevede che gli smart contract si trasformeranno in un ibrido cartaceo/digitale, dove i contratti vengono verificati via blockchain e comprovati da una una copia fisica.5

 

Blockchain dove potete elaborare degli smart contract

Blockchain dove potete elaborare degli smart contract.

Bitcoin: Ottima per le transazioni di bitcoin, ma la capacità di elaborare documenti è limitata Side.

Chains: Un altro nome per le blockchain adiacenti a Bitcoin ma che offrono più possibilità in termini di elaborazione dei contratti.

NXT: NXT è una piattaforma blockchain pubblica che contiene una selezione limitata di template per smart contract.

Ethereum: Ethereum è una piattaforma blockchain pubblica ed è la più avanzata per quanto riguarda la scrittura del codice e l’elaborazione degli smart contract. Potete scrivere qualsiasi tipo di codice, ma dovrete pagare il potere di elaborazione tramite dei token detti ether.

 

 

 

What Dimon, CEO in JPMorgan, had to say about fintech in his annual letter

This year, JPMorgan Chase plans to allow its retail customers to open an account and complete most transactions on their mobile device and offer them self-directed investment tools, while corporate customers can expect an enhanced digital platform.

The updates were mentioned in CEO Jamie Dimon’s annual letter to shareholders, which was published Tuesday. The highly anticipated letter often serves as a bellwether for various topics, ranging from the threat of fintech in previous years to the need for regulatory reform, the dominating topic in this year’s missive.

Although Dimon’s comments this year on tech were shorter than last year’s, he made a few noteworthy points. (The heads of JPMorgan’s business lines also wrote letters and were expected to include additional details about the company’s efforts with regard to technology. Expect to read more about those letters later.)

For instance, $600 million of the company’s $9.5 billion tech budget was spent “on emerging fintech solutions.” In one sense, Dimon is using “fintech” as a synonym for digital banking. He mentioned that some of that money went toward building and improving online and mobile services. But he also used “fintech” to refer to partnerships with fintech firms. In the last couple of years, for example, JPMorgan has partnered with the online lender OnDeck for small-business loans, TrueCar for auto lending and Roostify for mortgages.

“The reasons we invest so much in technology (whether it’s digital, big data or machine learning) are simple: to benefit customers with better, faster and often cheaper products and services, to reduce errors and to make the firm more efficient,” Dimon said in the 46-page letter.

Dimon also highlighted a Developer Services API store — a place where developers can access the company’s application programming interfaces to build new products or services. Such connectivity would be “fully controlled, of course,” Dimon wrote.

He also vaguely referred to “bill payment and business services” innovations.

“While I can’t reveal much at the moment, suffice it to say there are some interesting developments coming as we integrate our capabilities with those of other companies,” Dimon wrote.

In last year’s letter, Dimon spent a considerable amount of ink discussing screen-scraping and customer data. This year, the firm entered into a deal with Intuit to share data via API. Dimon mentioned the Intuit deal in the letter, but also referenced an on-off switch that allows customers to stop third-party access to their data.

“In addition to protecting the bank, the customers and even the third party (in this case, Intuit), it allows customers to share data — how and when they want,” Dimon wrote. ”We are hoping this sets a new standard for data-sharing relationships,” he added.

In the letter, Dimon also outlined the company’s efforts with the Center for Financial Services Innovation to help foster the growth of fintechs that address the needs of the underserved through the center’s Financial Solutions Lab. To date the lab has supported more than 18 fintech companies.

Dimon also name-checked the savings app Digit, which helps people build savings by moving small amounts of money into an account based on spending and income. Digit has helped Americans save more than $350 million.

The future of finance ? … Baap (Banking as a platform)

Piggy-bank-broken-with-money

Technology has lent itself well to changing and revolutionizing the world around us. Over time, technology has changed the way we communicate with each other, travel from place to place, conduct business, and how we maintain and organize our lives.

As more technology has developed over the years and more industries are tapping into ways they can make new technology work for them, it will soon become a requirement to work with new technology and adapt for the changing world around us.

While there are many industries of which have taken to new technology with open arms, soon every industry will need to do the same in order to survive and thrive.

Tech trends

The banking industry — with a long history of being a viable part of our society — is no different.

Technology has allowed us to expand who we sell to, how we manage our finances, even how we can apply for loans.

With new technology comes new challenges to adapt in order to stay a viable part of an industry and as part of the economy as well. The banking industry sees this, and is taking the challenges and opportunities head on.

For instance, new law going into effect in 2018 called the Revised Payment Services Directive in Europe, or PSD2 for short.

This law and the possibilities new technologies bring, means the role of banking is changing and emphasizes the trend towards ‘open banking’. Financial services and banks such as Dutch bank ABN AMRO see new technologies on the horizon and are working to find the trends in which they can gravitate toward and adapt to.

Money matters

PSD2 works to provide a foundation for the creation of a single-wide market for payments. It allows consumers the ability to connect their bank accounts with third party services, allowing the services through an API to access data generated by their bank accounts.

This new law will change the way banking and payments are done in and around Europe, mainly due to the fact that now there will be a new industry of providers who want to help consumers with their banking needs. These providers can use banks APIs to provide a service to banking customers.

In other words, with PSD2, banks will essentially become a platform for banking with providing APIs to access data. Consumers will always remain the owner and control of their accounts, but they can now give permission to different apps, services, and companies who want to help them in their financial lives, such as with budgeting, retirement planning, or bill pay.

Entrepreneurs can use the new law of PSD2 to drive innovation and creation of new services to offer to customers, and can now use bank APIs to do it. For example, an entrepreneur can create a way for one customer to have a central dashboard that has all of their financial data in one place, regardless of the bank or how many different financial institutions they do business with.

Another example is the ability to easily connect to any and all banks to provide payment options such as through paying with a cell phone, pay through an app, or auto pay through a service.

Disrupting dinero

Should banks be concerned about losing customers or their business with entrepreneurs creating apps and services using the bank’s API as a platform? Laurens Hamerlinck in the Focus Team Innovation Centre at Dutch bank ABN AMRO actually sees entrepreneurs creating these services and apps as partners instead of competition:

For a bank these apps are an extension to the bank-as-a-platform and therefore a partner in both customer experience and distribution. They can help us offering new services to our clients and help us distribute products like for example a consumer loan or credit facility. It is also a great opportunity for these apps to make use of banks’ risk management-, security- and compliancy capabilities.

For instance, ABN AMRO works closely together with startups and scale-ups to bring customers simple and user-friendly apps. Recently, the financial institution worked with Swedish startup Tink to develop a new app allowing customers to easily overview their earnings and expenditures.

With new innovations, the PSD2 law, and technology advancing every day, the banking industry is looking for ways to move away from the manual and time consuming activities and move toward automatic, seamless, and faster activities.

Customers still hold the control over how their data is used and must give permission for services and apps to connect to their accounts, but with new innovations and new laws, this is becoming much more commonplace and those consumers who want to take advantage of it now can regardless of their bank.

Fintech future

Perhaps the most important thing to come away from banks becoming more of a platform with the use of API is not the initial innovation, but the innovation that comes from the initial innovation. PSD2 is enabling innovators and entrepreneurs to tap into markets that are currently underserved. Once those innovations take hold, more opportunities will come about that will stir innovation and possibly change the way banking is done all together.

PSD2 and banking as a platform may just be about the ability to access account data right now, but as time goes on, we will see even more ways in which banking as a platform can serve as the foundation to much bigger innovations in our daily lives. That future is yet undetermined, and lays at the feet of PSD2 and the innovation it creates.

Banks that transition to be a platform more than a service provider stand the greater chance of staying viable and successful as they see technology changing all around them and changing how they gain customers and work with partnering companies to better serve their customers.

Banking as a platform is a beginning step toward driving innovation to make banking, financial services, and payments much more fluid, faster, safer, and more in control of the consumers.

by AMBER LEIGH TURNER

PSD2: cos’è la nuova direttiva europea sui pagamenti digitali e come prepararsi

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Entro il 2018 dovrà essere attuata la normativa che cambia il mondo dei servizi finanziari e aprirà la porte a nuovi soggetti, come Apple e Google. Una sfida, ma anche un’opportunità di crescita, come conferma un’indagine di CA Technologies.


 

L’Unione Europea si è espressa sul tema dei pagamenti elettronici con una direttiva che dovrà essere attuata entro l’inizio del 2018. L’obiettivo della “Services Directive 2 – PSD2” è standardizzare le modalità di esecuzione dei pagamenti digitali, rendere più sicure le transazioni e tutelare i consumatori. I soggetti a cui si rivolge sono tutti i fornitori di servizi di pagamento, dalle banche, alle Fintech, alle telco, ai TPP (Third Party Providers) e, nella pratica, la direttiva sollecita le banche a concedere ai TPP un accesso sicuro ai conti dei clienti sulla base della disponibilità di informazioni relative ai conti di pagamento, allo scopo di realizzare un mercato europeo dei pagamenti più efficiente.

L’argomento è evidentemente delicato, sia perché la PSD2 è già “legge”, e quindi i soggetti interessati devono adeguarsi, sia perché tocca interessi economici importanti. Tuttavia, la PSD2 può essere vista come un’opportunità di crescita, un driver per offrire servizi innovativi con una migliorata user experience. E’ quanto emerge da un’indagine condotta da Finextra per conto di CA Technologies. La ricerca Preparing for PSD2: exploring the business and technology implications of the new payment services directive ha coinvolto senior manager di un’ampia gamma di istituzioni interessate dalla PSD2 e dai Payment Services, provenienti da Inghilterra, Germania, Francia, Italia e Spagna.

La nuova normativa europea impone regole più chiare e ci regalerà un mercato più interessante e competitivo. Gli esperti che hanno collaborato a questa ricerca concordano che l’adesione alla direttiva PSD2, unita a uno spirito di collaborazione tra le parti coinvolte e alla capacità di offrire un’eccezionale customer experience, sarà la chiave per tramutare un obbligo di legge in un’occasione di guadagno”, ha dichiarato Fabrizio Tittarelli, CTO di CA Technologies Italia, alla presentazione della ricerca. “Convinti che la PSD 2 sortirà un effetto trasformativo, intravedono delle opportunità per lo sviluppo di nuove linee di attività, modelli operativi e offerte per la clientela. Dal loro punto di vista, questa ‘sarà foriera di innovazione’, ‘rivoluzionerà le modalità del retail banking’ e ‘amplierà le possibilità di scelta da parte dei clienti’”.

Il nuovo scenario per le banche e per l’IT

Mancano ancora due anni all’entrata in vigore della PSD2, ma per le istituzioni che devono adeguarsi alla normativa il dibattito è già aperto. Dall’indagine emerge la convinzione che la direttiva possa influenzare il modo in cui i servizi vengono erogati ai clienti. Il mercato diventerà più competitivo in quanto, potenzialmente, si aprirà a nuovi player che possono offrire servizi di pagamento (tra di essi, per esempio, Amazon, Apple, Facebook e Google), accanto agli operatori tradizionali, come le banche.

Secondo Ugo Bechis, e-Payment e SEPA Advisor per UB Adv, in questa sfida è importante mantenere al centro il cliente. “L’obiettivo dell’Unione Europea è chiarissimo: vuole trasformare il mondo dei servizi bancari seguendo il modello tipico del mondo assicurativo, caratterizzato dai digital broker”, spiega Bechis. “La chiave sta nel fungere da entry point per il cliente, ovvero da punto d’accesso al resto della banca, al sistema di pagamento e agli strumenti di pagamento. Questo richiede un cambiamento di strategia da parte delle banche, con il conseguente passaggio a un modello d’impresa non ancora maturo. Di fatto le banche vogliono ancora che venga utilizzato il loro strumento di pagamento, e si preoccupano sia di vendere che di emettere prodotti. Non sono ancora arrivate al punto di assumere il ruolo di facilitatori d’accesso agli strumenti di altre banche”.

Pur non avendo ancora stabilito una strategia definitiva, alcune banche si stanno interrogando su come utilizzare a proprio vantaggio la PSD2, come Banca Mediolanum. “Abbiamo già avviato un progetto per capire come trarre il meglio dalla PSD2”, spiega Demetrio Migliorati, Digital workplace and Innovation Manager di Banca Mediolanum. “L’obiettivo finale è offrire servizi ‘straordinari’ ai nostri clienti, perché è chiaro che tutto si giocherà sulla user experience. E se dovessero entrare in gioco anche Amazon, Apple e Google, dobbiamo ammettere che, in questo senso, hanno già un vantaggio competitivo rispetto alle banche tradizionali”.

Un’altra community fortemente interessata è quella delle Fintech. Con l’entrata in vigore della PSD2, queste imprese avranno la possibilità di aiutare le banche tradizionali a innovare e creare nuove fonti di gettito, migliorando anche l’offerta alla clientela. “Il pericolo della PSD2 è che ne traggano vantaggio gli ‘over the top’”, conferma Antonio Bonsignore, fondatore e CEO di Mobysign. “Le banche hanno la possibilità di far valere la loro esperienza, ma devono aprirsi alla possibilità di collaborare con altri soggetti, come le Fintech. Noi non ci sostituiamo alla banca, ma le offriamo in modo agile i servizi di cui ha bisogno, come per esempio una piattaforma di autenticazione”.

Oltre al fatto che diverse istituzioni hanno iniziato il percorso necessario per conformarsi alla direttiva PSD2, un aspetto che emerge dall’indagine di CA è che l’organizzazione IT dovrà svolgere un ruolo importante per supportare il cambiamento che avverrà a livello aziendale.

La PSD2 costringerà le banche a facilitare l’accesso ai conti dei clienti e a offrire informazioni sui conti bancari, previo consenso dei correntisti, alle app di terze parti. Molti dei soggetti interpellati caldeggiano, per esempio, l’impiego di API (Application Programming Interface) per concedere ai terzi l’accesso alle informazioni sui conti.

In questo percorso, è importante il dialogo tra che chi fornisce tecnologia e chi ne fruisce. “I grandi player della tecnologia devono mettersi a disposizione, ed essere visti, non soltanto come fornitori di strumenti e soluzioni, ma come interlocutori che offrono il proprio patrimonio di esperienza”, conclude Fabrizio Tittarelli. “La tecnologia supporta l’esperienza, che è il vero driver della crescita”.